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Foto di Enrico Rovelli

 

Nel massiccio del Gran Sasso la catena appenninica raggiunge la sua massima elevazione. Esso è caratterizzato dalla presenza di rocce sedimentarie, dolomie e calcari di vario tipo, depositatesi in un lungo periodo di tempo che va dal Trias superiore, circa 220 milioni di anni orsono, al Miocene superiore, 5 milioni di anni fa.

Queste rocce si formarono in un ambiente marino, più precisamente in una piattaforma posta sul margine sud dell'oceano Tetide. L'area era simile alle odierne Bahamas, un ambiente di lagune e bassifondi orlato di scogliere coralline e secche.


Durante l'ultima glaciazione, il gruppo montuoso aveva già raggiunto l'attuale altezza, quindi fu ampiamente interessato dai cambiamenti climatici caratterizzanti il periodo. Sulla catena del Gran Sasso sono presenti numerosi circhi glaciali ben conservati(una cinquantina), splendido quello sulle pendici nord di monte Scindarella e quello a sud di monte Aquila.


In base alle varie traccie: morene frontali, depositi glacio-lacustri e roccie montonate, si è potuto ricostruire il paesaggio durante la fase wurmiana. Esso fu caratterizzato dalla presenza di quattro ghiacciai principali. Quello della val Maone, magnifico esempio di valle dal profilo a U, era lungo circa 9 Km e da Campo Pericoli scivolava con la sua lingua fino alla valle del rio Arno a quota 1150m, circa l'altezza di Pietracamela.


Il ghiacciaio del Venacquaro, che dai circhi della Cresta delle Malecoste si allungava nella valle da cui prende il nome per 6 Km. Quello di Sologne che scendeva verso la valle di Chiarino per circa 4 Km. Infine il più imponente, il ghiacciaio di Campo Imperatore, lungo 10,5 Km, con una superficie di 21 Km quadrati si estendeva dal circo glaciale di Monte Aquila fino alle Coppe di Santo Stefano dove è tuttora presente, anche se trasformata, la morena frontale del ghiacciaio.


Ovviamente c'era anche il ghiacciaio del Calderone, era meno lungo degli altri, ma molto più grande e spesso di quello odierno, scorreva lungo il vallone delle Cornacchie per poi precipitare nella ripida scarpata sottostante. Immaginate di essere al rifugio Duca degli Abruzzi in una non precisata data di 18000 anni fa, doveva esserci uno spettacolo da mozzare il fiato, da una parte la conca glaciale di Campo Pericoli sommersa di ghiaccio con in fondo il ghiacciaio della val Maone, dall'altra tutta la piana di Campo Imperatore coperta dal grande ghiacciaio principale nel quale confluivano quelli più piccoli che scendevano dai circhi dei monti circostanti.


A chi non è pratico dei posti ciò può dire quasi niente ma a chi ne è un buon conoscitore come chi vi scrive, il paesaggio descritto non può che suscitare una grande emozione.


Pasquale Contento