FOTO DELLA ZONA MONITORATA.

 

 Visuale verso sudovest. Schermo solare passivo Davis con all'interno il datalogger.

 

Visuale verso est, con progetto CASE a circa 300 mt ed alle spalle il paese di Roio Poggio.

 

Visuale sulla piana di Roio verso sudest. Sullo sfondo Monte Le Quartora, i Monti di Bagno e Monte Ocre.

 

Visuale verso nord. Si nota Monteluco (989 mt) sulla cui cima si vedono le famose antenne televisive.

 

Visuale verso sudovest con vista sulle 'Otarelle.

 

Visuale verso ovest con schermo solare in vista.

 

 

I Prati di Cretarola sono collocati nella porzione più orientale del vasto altopiano di Campo Imperatore ad una quota di 1440 mt circa. Originarimante questa zona, era con tutta probabilità un lago che veniva alimentato dallo scioglimento dei ghiacci presenti nel versante sud della catena del Gran Sasso, tramite l'attuale canyon della Valianara, al tempo delle ultime glaciazioni. Il microclima di questa distesa, è caratterizzato da forti inversione termiche in caso di cieli sereni e calma di vento. Anche in estate le gelate risultano diffuse, ed in questo contesto microclimatico, la nostra associazione, ha preso la decisione di installare un datalogger in loco, con l'intento di monitorare fin dove questo posto riesce a spingersi in pieno inverno con neve al suolo. Con tutta probabilità, la zona è soggetta a varcare con facilità i -30, ma in contesti particolari, non si esclude la possibilità di estremi freddi ancor più spinti. Solo il monitoraggio, ed i dati invernali, ci diranno, di cosa è capace questo luogo.

 

Foto della zona:

 

DATI:

 

 

 

 
SITUAZIONE SINOTTICA
 

Il weekend trascorrerà con condizioni di spiccata variabilità atmosferica, a tratti di leggera instabilità, sull'Abruzzo. Tali condizioni saranno legati ad una vasta area depressionaria presente sul bacino centrale del Mediterraneo a seguito alla discesa di una saccatura nord-atlantica. Dopo le piogge di venerdì pomeriggio/sera, la struttura depressionaria si approfondirà nel Mediterraneo e sposterà il proprio baricentro verso est. Se da un lato l'Abruzzo si troverà distante dai centri di bassa pressione, non beneficiando di piogge organizzate, dall'altro lato risentirà di flusso di correnti più fresche, che riporteranno le temperature in linea con le medie del periodo in corso. Non si parla di freddo intenso nè di nevicate consistenti per l'Appennino e non sono ancora visti dai modelli fisico-matematici segni di eventuali colpi di coda invernali.

 
PREVISIONI PER I PROSSIMI GIORNI
   
 

La giornata di venerdì si aprirà con cielo irregolarmente nuvoloso ma la tendenza sarà verso un ulteriore aumento della nuvolosità, in particolare sui comparti interni. Da metà mattinata i fenomeni saranno deboli e relegati alle zone a confine con il Lazio e sui rilievi occidentali, mentre nel corso del pomeriggio e specie in serata le precipitazioni si faranno diffuse, a carattere di rovescio, in estensione a tutto il settore interno. Quota neve in calo dagli inziali 1800-2000 metri fino ai 1000-1200 metri della notte successiva. Temperature minime stazionarie, massime in leggero calo. Ventilazione sostenuta dai quadranti meridionali, con raffiche forti sui monti. I venti ruoteranno da ovest in tarda serata. Mare mosso.

 

La giornata di sabato vedrà nubi sparse, a tratti irregolari, sulle zone occidentali e sui rilievi occidentali, dove non saranno da escludere isolati e deboli rovesci. La quota neve varierà dai 1100 metri del primo mattino ai 1300-1400 metri delle ore centrali del giorno. Sul resto del territorio regionale il cielo sarà sporcato principalmente da velature e nubi medio-alte di passaggio, con basso rischio di fenomeni. Temperature minime in lieve calo, massime nel complesso stazionarie. Ventilazione dai quadranti meridionali, ancora moderata al mattino, in indebolimento nella seconda parte del giorno. Mare mosso.

 

La giornata di domenica sarà caratterizzata da nuvolosità irregolare sulle zone meridionali della regione, dove ci sarà il rischio di qualche piovasco. Sul resto del territorio le nubi saranno sparse, prevalentemente di tipo alto e stratificato e non saranno foriere di precipitazioni degne di nota. Nelle ore pomeridiane qualche nube si formerà a ridosso dei rilievi senza apportare fenomeni. Temperature minime e massime stazionarie, ventilazione debole di direzione variabile, con raffiche moderate da nord al mattino lungo le coste. Mare mosso. 

 

 

SOCI ORDINARI

 

  1. Adduci Davide
  2. Alesii Barbara
  3. Alesii Nando
  4. Aliucci Roberto
  5. Aliucci Vincenzo
  6. Anacardio Cristian
  7. Angelini Amerigo
  8. Angelini Loredana
  9. Angelini Luca
  10. Angelini Pierpaolo
  11. Bafile Latino
  12. Biasini Carmine
  13. Bonanni Antonio
  14. Bucci Nunzio
  15. Bulsei Alessandra
  16. Caccia Luigi
  17. Capulli Filippo
  18. Centi Eugenio
  19. Centofanti Alfonsina
  20. Cerroni Luigi
  21. Ciambotti Sara
  22. Ciancone Gianluca
  23. Ciancone Mirko
  24. Cicchelli Stefania
  25. Ciccone Luca
  26. Cocco Filippo
  27. Conjales Lorenzo Claudio
  28. Corbelli Emanuela
  29. Cucchiarella Laura
  30. D’Eramo Roberto
  31. De Angelis Mauro
  32. De Caroli Tiziana
  33. De Carolis Luigi
  34. De Cola Andreina
  35. De Luca Pierfranco
  36. De Matteis Alfredo
  37. De Nicola Raffaella
  38. Di Cesare Angela
  39. Di Loreto Barbara
  40. Di Sano Augusto
  41. Di Zitti Piergiovanni
  42. Elia Antonini
  43. Fernicola Alessia
  44. Festuccia Luca
  45. Fiordigiglio Andrea
  46. Flati Felice
  47. Forcucci Antonietta
  48. Gentile Claudia
  49. Giallusi Michele
  50. Giancola Alessandra
  51. Giannetti Sandro
  52. Gianvincenzo Filomena
  53. Iacobellis Marzio
  54. Iannella Francesco
  55. Jocelin Feron
  56. Labbrone Cristian
  57. Laglia Daniele
  58. Leonardis Federica
  59. Leonardis Luigia
  60. Lopardi Antonella
  61. Lozzi Emanuela
  62. Luciani Edoardo
  63. Macaluso Francesca Paola
  64. Manso valerio
  65. Marconi Bruno
  66. Marcotullio Andrea
  67. Mastropietro Maria Antonietta
  68. Matarese Antonella
  69. Mauro Gianluca
  70. Mei Federico
  71. Morante Marco
  72. Nardecchia Angela
  73. Nardecchia Ivana
  74. Nardecchia Manlio
  75. Nuvolone Paolo
  76. Pajewski Alessandro
  77. Pasqua Mario
  78. Pasqua Silvana
  79. Pasquali Valentina
  80. Pellegrini Monica
  81. Pelone Sandro
  82. Perna Anna
  83. Pezzuti Giuseppe
  84. Piccoli Jessica
  85. Pignatelli Daniele
  86. Platonica Stefano
  87. Prazzo Francesco
  88. Priore Simona
  89. Rampini Loredana
  90. Raparelli Federico
  91. Rastelli Federica
  92. Rosa Alfredo
  93. Rosone Stefano
  94. Rotellini Davide
  95. Rotili Francesco
  96. Scarsella Simona
  97. Scatena Angelo Agnesio
  98. Scimia Cesare
  99. Scimia Domenico
  100. Scimia Gabriele
  101. Scimia Paola
  102. Scimia Roberto
  103. Sebastiani Marisa
  104. Serafini Piero
  105. Spaziani Ernestina
  106. Sperandio Giorgio
  107. Sperandio Marco
  108. Tiboni Laura
  109. Tursini Alfredo
  110. Valente Tiziana
  111. Visca Angela
  112. Zappone Marino
  113. Zugaro Giovanni

SOCI SOSTENITORI

  1. Chiarelli Benedetto
  2. Cometti Ornella
  3. Festuccia Luca
  4. Massimi Lanfranco
  5. Sericola Tiziana
  6. Silvestri Tullio
  7. Tonati Davide

SOCI ONORARI

  1. Agnifili Marco
  2. Bartocci Ivan
  3. Basile Bruno
  4. Beolchini Carlo Cesare
  5. Borsa Massimo
  6. Ciccone Adino
  7. Ciccone Enzo
  8. Ciccone Luigi
  9. Cricchi Reno
  10. Cucchiarella Dino
  11. De Cesaris Marco
  12. De Cesaris Marino
  13. De Matteis Eros
  14. De Matteis Ines
  15. De Simone Emiliano
  16. Di Carlo Edoardo
  17. Di Carlo Marco
  18. Faccia Luigi
  19. Filipponi Francesco
  20. Fonti Federico
  21. Frato Domenico
  22. Galassi Emilio
  23. Lanzi Antonella
  24. Lucentini Luca
  25. Macchiagodena Flavio
  26. Mansueti Giulio
  27. Mastropietro Corrado
  28. Morante Franco
  29. Nanni Gianfranco
  30. Nicolì Leonardo
  31. Pacione Serena
  32. Raparelli Orazio
  33. Rosa Luigi
  34. Rosone Stefano
  35. Santilli Renza
  36. Sciascera Marialucia
  37. Serafini Gabriele
  38. Sette Giuseppe
  39. Sinistoro Davide
  40. Taralli Luca
  41. Toti Danilo
  42. Tresca Luca
  43. Tuccella Paolo

 

Così dice una delle regole della moltiplicazione e tale concetto è applicabile anche alla meteorologia. Analizzeremo alcune delle più grandi ondate di gelo del secolo scorso paragonandole con le ricostruzioni fatte dai paleoclimatologi del NOAA, di alcuni tra i più freddi inverni del millennio appena trascorso per dimostrare come le disposizioni bariche generali siano pressoché le stesse.

Partiremo dal 1929,  questo inverno presentò diverse irruzioni gelide, purtroppo per questo anno non esistono al momento ricostruzioni mensili ma solo dei singoli giorni, io ho messo in evidenza due date fondamentali: il 3 febbraio culmine del gelo in italia e il 14 febbraio culmine della neve nel centro Italia ma ci sarebbero tanti altri giorni in gennaio e febbraio da mettere in evidenza

 

3 febbraio 1929 pressione al livello del mare

 

3 febbraio 1929 temperatura a 850hpa

 

Questa carta è di una potenza ineguagliabile, la -28 C° abbraccia il NE, la -24C° su  buon parte dell’Italia orientale e la -20 C° in quasi tutto il centro-nord, un qualcosa di irripetibile. Il 14 febbraio invece si realizzò una combinazione ideale per la neve al centro con ingresso dalla porta del Rodano.

 

14 febbraio 1929 pressione al livello del mare

 

14 febbraio 1929 temperatura a 850hpa

Nevicò copiosamente su tutto il centro Italia con accumuli notevoli ovunque, Roma compresa.Ora andremo ad analizzare la situazione barica intesa come anomalie di geopontenziale a 500 hpa del febbraio 1956 e precisamente il periodo dal 2 al 20 febbraio che rappresentò una delle più forti ondate di freddo che colpì l’Europa nel secolo scorso.

La cosa che volevo mettere in evidenza è come ci sia un’anomalia di alte pressioni su tutto il nord Europa mentre fa da contraltare una anomalia pressoria negativa sul sud del vecchio continente. Questa situazione fa si che fiumi di aria gelida scorrano dalle alte latitudini verso la parte sud del continente e la posizione della bassa pressione recita il ruolo di protagonista, più è a sud e più è intensa tanto maggiore sarà l’entità del freddo che ci colpirà. Nel 56 è evidente che la bassa pressione si instaurò principalmente sul nord italia ed è proprio li che si ebbero le temperature più basse con i -20 gradi superati diffusamente ed abbondantemente anche in Pianura Padana ed i  -45C° di Trepalle di Livigno. Le nevicate maggiori sia da stau che da scorrimento colpirono principalmente il centro Italia con particolare riferimento al settore orientale.

 

Ora facciamo un salto di quasi trentanni e ci ritroviamo nel gennaio 1985:

Il periodo 1/12 gennaio racchiude in se un’ondata gelida dai connotati storici. La massima anomalia negativa di gtp stavolta è più a sud e abbraccia quasi tutto il centro nord ed è anche più intensa, difatti il freddo fece epoca in Toscana  con i -23C° di Firenze ed in Emilia dove furono raggiunti i -29C° a Sanpietro  Capofiume che rappresentano il record negativo italiano in pianura.

 

Dopo altri ventanni eccoci nel febbraio 2005:

Qui si nota che la disposizione barica è pressoché identica ma le anomalie pressorie sono molto meno intense quindi in quel periodo anche se il freddo fu lungo non raggiunse mai i livelli dei casi precedenti.

 

Il febbraio 2012 è un altro capitolo di questa storia di gelo:

Anche in questo caso quasi identica la distribuzione pressoria rispetto al passato. Molto accentuata la bassa pressione a sudovest della penisola, ciò ha portato ad intensi contrasti freddo/caldo e ad abbondanti nevicate. Anche il freddo comunque raggiunse picchi notevoli in diverse stazioni del centro nord Italia.

 

Ora analizzeremo alcuni inverni storici del lontano passato, mi scuso anticipatamente per la non eccelsa qualità delle carte ma il sito di paleoclimatologia del NOAA non funziona correttamente e le ho dovute “raccimolare” su internet.

Un altro gelo storico si ebbe nel gennaio 1709 rappresenta il culmine del freddo della PEG, nel periodo che va dal 6 al 24 gennaio vennero raggiunte in Europa le temperature più basse degli ultimi 500 anni. Il freddo cominciò il 6 gennaio e durò in tutto il suo rigore fino al 24. Tutto ciò che era stato seminato andò distrutto, gran parte degli animali morì di freddo, soprattutto le galline, al punto che le uova salirono a 25/30 soldi la dozzina, ed al poco pollame sopravvissuto si vide congelare e cadere la cresta. La gran parte delle bestie morì nelle stalle così pure gli uccelli: anatre, pernici, beccacce e merli morirono congelati e furono trovati stecchiti sulle strade e sugli spessi strati di ghiaccio e neve. Querce, frassini e altri alberi di pianura si spaccarono per il gelo, due terzi dei noci e delle viti morirono” . Questo racconto é di un sacerdote francese di Angers ed è tratto da quel grande capolavoro che è il libro “Tempo di festa, tempo di carestia” di Emmanuel Le Roy Ladurie. I noci e i meli morirono anche nella pianura padana e nelle zone interne italiane; dal momento che queste piante resistono bene fino a 30° sottozero, si suppone che in queste zone le temperature siano andate oltre tale limite.

Questa è la ricostruzione della pressione al suolo di quel terribile gennaio.

Come vedete la distribuzione pressoria è sempre la stessa, ponte anticiclonico tra le azzorre e la russia e depressione sul basso tirreno che fa da pompa per il freddo che viene da NE.

 

Passarono trent’ anni e un altro terribile inverno colpì l’Europa, il gennaio ed il febbraio 1740 si ripresentarono di nuovo gelidi in tutto il vecchio continente, la Mosa si copri di ghiaccio fino al 15 marzo, così come il Tamigi e la maggior parte  dei fiumi europei.

Ancora una volta ponte di Wejikoff e depressione sul basso tirreno, notare come questa volta essa sia stata in media meno profonda del 1709 e quindi il freddo sia stato meno intenso.

Tutto quanto detto finora vuole solo dimostrare che le condizione pressorie di un grande inverno europeo sono sempre le stesse: blocco delle correnti atlantiche attraverso il ponte di Wejikoff e depressione tirrenica che fa da pompa. Ovviamente condizioni preesistenti fanno la differenza, credo che il gelo del 1709 sia stato possibile non solo per la perfetta distribuzione barica ma anche perché il bacino freddo presente a NORDEST era molto più intenso di quelli odierni trovandosi allora in piena PEG.

 

Pasquale Contento